Cuba

A Cuba dai Cubani

in viaggio con Massimo Tirinnanzi in Cuba

Introduzione

Massimo, Catia, Alessandro e Francesca: tutto è nato in una di quelle serate d’inverno in cui si parla di vacanze estive. Si va a Cuba? Si va a Cuba. Ma a una condizione: questa sarà una vacanza da viaggiatori e non da turisti. Bandite quindi località quali Varadero, Cayo Largo, Cayo Coco ecc. Tutti d’accordo? Tutti d’accordo.
Inizia quindi la fase della preparazione psicologica che consiste nell’acquistare cartine e guide per cercare di capire dove andremo e con chi avremo a che fare. E avremo a che fare con un gran popolo.
L’organizzazione del viaggio è come sempre appannaggio di Francesca, la nostra laureata ad honorem in organizzazione viaggi, anche se quest’anno ha avuto poco da fare a causa della natura stessa del viaggio. Quindi prenotazione volo Firenze-Parigi-L’Avana con Air France e prenotazione di 3 notti in hotel a L’Avana dopodiché… si vedrà.

Clima

Dovunque siamo stati a Cuba è sempre stato più o meno lo stesso (ricordatevi che siamo ad agosto ed agosto fa parte della cosiddetta stagione umida) mattinate di cielo sereno, inizia a rannuvolarsi nel pomeriggio per poi spesso sfociare in pioggia più o meno intensa. Ma i temporali sono tipici tropicali, dopo mezz’ora torna il sereno.
La temperatura è sempre stata piacevole senza mai superare troppo i 30°.

In valigia

Assolutamente informale, l’indumento più pesante che ho indossato è stata una t-shirt.

Itinerario

L’AVANA
Arriviamo a L’Avana nel tardo pomeriggio di sabato 9 agosto; appena usciti dall’aeroporto ci attende una fitta pioggerella (ci abitueremo a questo nel corso della vacanza) che poco dopo sfocia in un grosso temporale seguito, il tutto nel giro di un’ora non di più, di nuovo dal sereno.
A proposito dell’aeroporto, le operazioni in uscita sono estremamente lente: è un altro dei fattori, la calma cubana, ai quali ben volentieri ci assuefaremo.
Non esiste il problema di cercare un taxi, tante le offerte che ci vengono fatte non appena mettiamo piede a terra.
E così facciamo il primo approccio con la popolazione indigena: il tassista ci accompagna allegramente sotto una pioggia torrenziale, buche dell’asfalto schivate con esperienza, assaltato dalle nostre prime domande di curiosità. Più o meno in mezz’ora e con 20 $ (l’euro non è ancora accettato se non negli alberghi – e non tutti) ci lascia in Parque Central, in piena Habana Vieja davanti all’Hotel Telegrafo.
L’Avana è una città da oltre 2 milioni di abitanti (sugli 11 di tutta Cuba) ed è molto vasta. La zona però più caratteristica, quella cioè che raccoglie più interessi, storico, artistico, di costume, il vero cuore pulsante della capitale è Habana Vieja, affacciata sull’Oceano Atlantico racchiusa tra i due lungomari Avenida del Puerto e Malecòn.
Francesca come al solito ha avuto “naso”, l’Hotel Telegrafo è un albergo con tutti i numeri per reggere anche alla concorrenza europea. Uno dei più recenti della città, è stato ristrutturato sul corpo preesistente ed ha camere grandi e confortevoli con condizionatore, TV satellitare e vista sullo splendido Parque Central.
Il tempo di farci una doccia rigeneratrice e siamo subito sul campo con lo scopo di iniziare a “respirare” questa città. Attorniati subito dai ragazzi del posto che, chissà come mai (!), capiscono che siamo Italiani e ci propongono chi di portarci a un paladar (tipica soluzione cubana per cenare in casa di una famiglia) chi di farci da guida, chi di portarci in qualche locale.
Nessuno però si è mostrato né si mostrerà in tutta la nostra permanenza maleducato o peggio ostile, massima cordialità, il tutto condito da un’allegria che è veramente contagiosa. Ci fermiamo a cenare in un locale, una sorta di vecchio circolo ricreativo dove ci sono solo Cubani e mangiamo con 4 $ a testa del pollo e del riso fritti. Sulla via del ritorno Alessandro ed io ci imbattiamo nella prima testimonianza diretta di ciò che all’estero viene detto delle “jineteras”. Siamo ripetutamente avvicinati da ragazze (alcune giovanissime) che si offrono in cambio di una cena, di un vestito o di qualche altra semplice cosa. E’ una prostituzione profondamente diversa da quella che noi conosciamo, qui lo fanno veramente per fame; purtroppo c’è, soprattutto tra i nostri connazionali, chi fa in modo che questa piaga si diffonda sempre più. Non mi soffermerò volutamente più su questo triste argomento. ...continua il viaggio

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