Piccolo racconto per un grande viaggio
Viaggio di:
motoviaggi.it
La sera un piccolo teatro: recite e musiche tagike con interprete per i pochi cinesi che vivono sul posto. Un paio di militari cinesi, troppo ubriachi, cercano inutilmente di rovinare la festa. La mattina. Un barile di benzina su una bilancia, il tubo in bocca e poi nel serbatoio. La benzina qui va a chilo.
LAGO KARA KULL
È segnato su pochissime carte ed è sempre confuso con l'altro, leggermente più ad occidente (in Tagikistan), che ha lo stesso nome. Ci sono almeno tre laghi che contengono questo termine: Kara che in turco vuol dire nero, è aggettivo iniziale di molti luoghi geografici sparsi per tutta l'Asia centrale.
VERSO KASHGAR
Un fiume di fango e massi è piombato sull'unica strada per Kashgar. Mi fermo. Attendo. Cerco di pensare cosa fare. Si allunga la piccola fila di automezzi inermi. Capiamo cosa fare: da alcune automobili escono due tre pale e si comincia a levare il fango, prendere grosse pietre da buttare su quella che prima era la strada, ma sembra non servire a niente. Altra terra e sassi cadono. Si ricomincia, il sole brucia, cerchiamo ancora di riformare la strada. Quattro o cinque ore dopo si cerca di passare. Una jeep si rivolta. Con la moto riesco a lasciarmi tutto questo alle spalle. Le montagne sono rosse. Quaranta chilometri dopo, è quasi buio, stessa storia, ma questa volta è solo fango e non c'è modo di arrangiarsi. Ci provo e, incredulo, preoccupato, la moto fumante, fango a più di metà ruota, riesco a superare i circa trenta quaranta metri di ostacolo.
KASHGAR
Sembra di essere in Turchia. Immenso bazar a cielo aperto, file interminabili di pioppi, carretti tirati da somari e biciclette e biciclette ancora. Alcuni poliziotti cinesi cercano di sciogliere l'assembramento di decine e decine di persone ferme a guardare me e la moto di fronte alla moschea principale. Parto per il passo Tourugart tra Cina e Kirgizia, (ex URSS): circa 150/200 chilometri di sterrato. Sulla cima del passo, 4000 metri circa, tra valli e montagne che sfiorano i 5000 metri, a perdita d'occhio solo natura, un immenso arco, come un arco di trionfo, segna il confine.
Al di là, dopo una ventina di chilometri di terra di nessuno c'è la Kirgizia. Riconsegno la targa cinese. Sembra di avvicinarsi ad un lager: torrette di controllo, filo spinato, doppio cancello tipo "tocca e rimani fulminato". Solo al ritorno ho saputo che intorno la zona è in gran parte minata! Mi avvicino. Le due guardie armate chiudono il cancello, è l'ora del rancio. Le ore diventano due. Intorno solo natura stupenda, cavalli allo stato brado ed un camionista kazako che come me non può fare altro che aspettare. Il posto di frontiera dà l'idea di un passato ben diverso dell'attuale: è colossale. I militari con le vecchie uniformi dell'armata rossa sono concreti! In breve sono al di là, sulla A365 statale che porta in Kazakistan, ma di asfalto nemmeno l'ombra. Mi meraviglio che il bauletto posteriore regga ancora. Quando arrivo a Naryn è notte.
LAGO ISSYK KUL (Kirgizia)
L'incontro con Vidhea, Maestro Sufi. Il tramonto sul lago. La notte nella yurta. E l'alba. Dopo circa 650 Km, metà dei quali finalmente d'asfalto, un tunnel interminabile che sembra una miniera, la strada che sembra non uscire mai da gole e montagne, arrivo ad Os. Nei bazar frutti, verdure e vestiti provenienti da Cina e Turchia.
FERGANA (Uzbekistan)
Ho conosciuto Shams, uno studente russo che fa la guida nella città vecchia. Giro della città alla ricerca di benzina; il prezzo varia dalle 300 alle 500 lire al litro e dipende sia dalla qualità sia da chi la vende: in genere i benzinai ne sono sforniti ed allora piccole autobotti fungono da distributori nomadi o in cortili di periferia compaiono taniche e bottiglioni colmi del prezioso liquido.
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