Viento de Patagonia - 4. Il Parco delle Torres del Paine
in viaggio con Leandro Ricci e Enzo Bevilacqua in Cile, Argentina
Intanto su entrambi i lati del fiordo scorrono scenari naturali di grandiosa bellezza, in particolare frequenti cascate le cui acque, precipitando da alte pareti verticali, si trasformano in pulviscolo con effetti fortemente scenografici.Lasciata sulla destra la Estancia Perales in cui faremo sosta al ritorno, ci avviciniamo alla parte più spettacolare dell'escursione, mentre in lontananza si stagliano i profili delle Torres del Paine che ieri, più o meno a quest'ora, avevamo di fronte in tutta la loro possanza.
Eccoci in breve alla base del Monte Balmaceda (m.2035) e dell'omonimo ghiacciaio: fino a una ventina d'anni fa esso raggiungeva il livello del fiordo, mentre oggi la lingua terminale si è parecchio ritirata dando luogo con le acque di scioglimento a una miriade di cascatelle.
Alle 11,45 sbarchiamo al molo di Puerto Toro: da qui parte un sentiero di un chilometro che, dopo un tratto in piacevole sottobosco, costeggia, agevolato anche da passerelle in legno, la riva del fiordo fino a raggiungere una spalla rocciosa, belvedere privilegiato sul ghiacciaio Serrano che scende anch'esso dal Monte Balmaceda fino a lambire le acque disseminate di piccoli icebergs. Anche se pochi giorni fa abbiamo fatto la "bocca buona" con il Perito Moreno, anche questo è uno spettacolo che merita di essere ammirato.
Tornati a Puerto Toro, dal quale inizia l'itinerario di ritorno, consultiamo la mappa e ci rendiamo conto che queste sono le stesse acque del Rio Serrano e del suo immissario Rio Grey, come dire i corsi d'acqua che abbiamo costeggiato durante il tour dell'altro ieri; tanto è vero che da questo molo parte l'avventurosa escursione di tre ore in gommone che risale per 35 km il fiume fino al già noto Puente Serrano.
Quante opportunità a cavallo fra terra e acqua offre questo Parco, e per l'ennesima volta quanto rimpianto per il tempo limitato a nostra disposizione!
Alle 13,30 attracchiamo al molo dell'Estancia Perales. Il circondario è fortemente scenografico: i bassi edifici della tenuta sono nel cuore di prati rigogliosi in cui pascolano i cavalli, cosparsi di piccoli stagni habitat di uccelli acquatici e all'intorno una cerchia di montagne innevate digrada dolcemente in colline boscose. In un clima di grande convivialità prendiamo posto a grandi tavolate dove ben presto cominciano ad arrivare enormi vassoi di carni miste sfornati senza sosta dai barbecue della cucina; così come gli argentini, va detto che anche i cileni con la parrilla ci sanno fare!
Tornati a bordo, trascorriamo in allegria le due ore che ci dividono da Puerto Natales insieme con due coppie di scozzesi di mezza età e con una famiglia patriarcale di giapponesi insediatisi in Argentina da quarant'anni che, frantumando un minuscolo iceberg prelevato ai piedi del ghiacciaio Serrano, offrono a tutti Chivas on the rocks!
Sbarcati poco prima delle 18, ci rechiamo in città per le ultime incombenze: prima acquistiamo presso la Compagnia Zaahj i biglietti del pullman di domani per El Calafate (€ 13 a testa), poi andiamo a Mandala Andino per saldare i conti. Avevamo anche incaricato Veronica di reperirci una sistemazione per tre notti a El Chaltèn, dove giungeremo domani sera: come immaginato, visto che la cittadina è molto piccola, ha avuto qualche difficoltà trovando posto infine in un complesso di cabañas, modesto che però - come vedremo - si rivelerà molto ospitale.
Per la cena, optiamo su "La caleta gastronomica" in Calle Eberhard 261, la stessa via di Mandala Andino. Il locale è decisamente pittoresco, introdotto dal portico del "Club caza y pesca" affrescato con scene - appunto - di caccia e pesca, tipo di decorazione naif che ricorre anche all'interno. Il gestore, che va e viene dalla cucina alla sala con in braccio la figlioletta di pochi mesi, è simpatico e la centolla è ottima. Spesa totale 30 euro! Per l'eccezionale rapporto prezzo-qualità, voto 8.
Venerdì 23 gennaio 2009 ...continua il viaggio

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