Il Sudamerica di Paolo
in viaggio con Paolo Maggini in Cile, Bolivia, Argentina, Perù
Al mattino sveglia presto e trasferimento al porticciolo per l'imbarco alle Isole Ballestas: per raggiungere quest'area protetta ci vuole qualche ora di barca ma ne vale la pena, c'è chi le ha ribattezzate le "Galapagos dei poveri" ed il genere c'è tutto poiché sono piene di foche, leoni marini, pinguini e vari grossi uccelli, è un vero paradiso naturale! Nonostante il colore rosso scuro della roccia, le Ballestas diventano bianche per il guano, cioè gli escrementi degli uccelli che puntualmente viene raccolto e venduto come uno dei migliori concimi.Tornati in continente ci trasferiamo a Paracas, dove si apre una laguna desertica nella quale regnano incontrastati gruppi di fenicotteri; è difficile però avvicinarsi, ci si deve accontentare di guardarli da una torre di avvistamento.
Nel pomeriggio ripartiamo con il nostro pullmino per raggiungere in serata la famosa località di Nazca, ed anche in questo caso il deserto ci accompagna per tutto il percorso, a parte uno stop in un verde villaggio dove abbiamo assaggiato il Pisco, tipico liquore peruviano, e uno spuntino dopo aver sciato sulle dune del deserto.
La sera arriviamo nella mitica Nazca; dopo qualche discussione sulla scelta dell'albergo, ci sistemiamo proprio vicino all'aeroporto, da dove partono gli aeroplanini (che noi prenderemo) dell'Aerocondor (un nome, un programma) che sorvolano le famose linee incise sul terreno. Ceniamo un po’ leggeri e dopo una passeggiata nel buio attorno alle piste accompagnati solo da qualche cane, ce ne andiamo a letto.
Al mattino volevo evitare di fare colazione per non avere problemi di stomaco, ma vedendo gli altri che mangiavano da buon italiano non rinuncio al cibo; ci prepariamo al volo in gruppetti di tre persone, Ligeia non vuole volare e non c'è verso di farle cambiare idea.
Io capito con Sole e Nicola e prima del decollo mi faccio il segno della croce, speriamo bene! Il comandante ci mette a nostro agio e poi via, si vola! Il posto è veramente misterioso, non si riesce a capire a cosa potevano servire questi grossi disegni incisi sul deserto, quando nessuno da terra era in grado di vederli. La cultura Nazca è preincaica e le linee risalgono più o meno tra il 300 e il 600 d.C.: ci sono molti disegni che sorgono attorno alla Panamericana, tra i più belli ricordo il ragno, il colibrì, il condor, il pappagallo, ma forse quello più misterioso è l'astronauta (a quei tempi?).
Finalmente torniamo con i piedi a terra e un po’ di mal di stomaco non manca, ma passa rapidamente; salutiamo il capitano dicendogli giustamente che è stata una esperienza unica e che la ricorderemo per sempre.
Il programma del viaggio non ci consente troppo relax, così siamo costretti a ripartire, di nuovo sul pullmino per un lungo tratto di strada, circa 8 ore per raggiungere la città coloniale di Arequipa. Il paesaggio continua con deserti e terre aride, dove saltuariamente compare qualche macchia verde che segna la presenza di acqua, altrimenti qui le piogge sono quasi inesistenti ed è anche per questo motivo che le linee di Nazca si sono conservate bene e così a lungo.
Dopo qualche ora ci fermiamo a fare uno spuntino in un paesino sulla Panamericana costiera, un posto fuori dal mondo. Io e Antonio mangiamo delle sardine in scatola che ci vengono vendute per tonno, gli altri toast e frutta.
Viaggiamo per altre cinque ore, e con il calare delle luci Viviana e Ligeia, per combattere la monotonia del viaggio cominciano ad intonare canzoni di tutti i tipi e sono anche brave, poi si aggiunge Lorena con la sua vena artistica e anche io con la mia voce stonata.
Lasciamo la costa sul tardo pomeriggio e per la prima volta cominciamo a salire in cordigliera, ma il paesaggio non è ancora molto tortuoso. ...continua il viaggio

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