Stai viaggiando in Cambogia con Leandro Ricci e Enzo Bevilacqua

Magia di Angkor, gioiello della Cambogia - 1. La guida

Viaggio di: Leandro Ricci e Enzo Bevilacqua
Data viaggio: Gennaio 2010
Vai a
Introduzione

Si fa presto a dire Angkor. Se ne leggono una quantità di definizioni, “il gioiello più prezioso del sud-est asiatico”, “il tempio immerso nella giungla”, “il complesso templare più esteso del mondo”… e via di seguito.
Ma prima di programmare un viaggio, quanto in realtà ne sappiamo? Di certo oggi, con la risorsa di Internet, molto di più di quanto se ne sapesse 10-15 anni fa. Basta aprire la guida del Touring Club Italiano “Vietnam e Angkor” edizione 1998 per leggere (testuale): “Un viaggio rischioso. Gli eventi suddetti [riferito alla feroce dittatura degli anni 70-80] servono a spiegare i problemi che possono sorgere durante un viaggio in Cambogia. Negli ultimi anni si sono avuti colpi di stato, assassini e rapine occasionali nelle campagne… Conviene evitare del tutto di viaggiare via terra… spesso Khmer Rossi e banditi assaltano gli automezzi… è necessario ricordarsi che ad Angkor vi sono ancora zone minate…”. Dodici anni fa, non un secolo!
Dicevo che oggi Internet e la manualistica di viaggio ci portano in casa un’enormità di foto e filmati, ma è pur vero che, finché non si decide un approfondimento in vista del viaggio, le nostre idee non sono poi così chiare: le immagini prevalenti con le quali identifichiamo Angkor sono infatti la “skyline” di Angkor Wat che si specchia nel lago, i “testoni” sorridenti del Bayon, le architetture del Ta Prohm avviluppate nell’abbraccio mortale di colossali radici e poco altro.
A introduzione di questo nostro resoconto di viaggio in Cambogia (limitato, ahimè, alla sola capitale Phnom Penh e - appunto - ad Angkor), mi sembra quindi opportuno dare una sintetica connotazione storico-geografico-architettonica dello sterminato sito.
Seguirà il nostro itinerario di visita, con la descrizione dei singoli monumenti, che sarà il più possibile succinta: non vogliamo essere pedanti, preferendo rimandare il lettore a una documentazione cartacea e virtuale perfino sovrabbondante ma soprattutto, in questa sede, a una selezione delle immagini scattate di cui il testo vuole solo essere il supporto.
Con il termine generico di Angkor è definito il sito, situato nella piana alluvionale che si estende tra il grande lago Tonle Sap a sud e rilievi montuosi a nord, che fra il IX ed il XV secolo fu il dominio dell'Impero Khmer e ne ospitò le successive capitali. È situato sette chilometri a nord di Siem Reap, fino a una ventina di anni fa una cittadina sonnolenta con qualche struttura ricettiva e oggi in continua espansione per la crescita del flusso turistico seguito all’aumentata sicurezza della zona e all’impareggiabile bellezza dei luoghi. Angkor fa parte del Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO.
Convenzionalmente, l’Impero Khmer ha inizio con l’ascesa al trono nell'889 di Yasovarman I che trasferì la capitale da Hariharalaya (l'odierna Roluos) ad Angkor, che fece adornare di imponenti santuari, creandovi il tempio di stato. A secoli di splendore ebbe seguito la decadenza, che culminò in una serie di saccheggi ad opera dei Tailandesi del Regno Ayutthaya nel 1431: è la data che segna la fine dell'Impero Khmer, con l’abbandono della vecchia capitale e il trasferimento a sud dei reali e della popolazione nell'area dell’attuale capitale Phnom Penh.
La regione di Angkor rimase dimenticata e nascosta dalla fitta giungla fino a fine Ottocento, quando fu riscoperta da archeologi francesi. Fra il 1907 ed il 1970 fu attuata un’intensa opera di restauro per iniziativa dell’EFEO (École française d'Extrême-Orient).
I lavori, sospesi per la guerra civile che insanguinò la Cambogia fino al 1993, furono ripresi da esperti francesi, giapponesi e dell'UNESCO. Gradualmente, Angkor diventò meta di viaggio via via più ambita, sicura e di facile accesso: se è però vero che con i proventi del turismo straniero aumentano le risorse per i restauri, il rovescio della medaglia consiste nell’affollamento - in certi periodi veramente insostenibile - e i conseguenti problemi di conservazione di un’area diventata preda di un business cresciuto troppo in fretta. Ci auguriamo che gli amici cambogiani trovino il giusto equilibrio, per il bene di uno dei luoghi più straordinari del pianeta.

Come spostarsi

Al termine di quindici giorni in Viet Nam, ci siamo trasferiti in Cambogia per via acquatica utilizzando il servizio di battelli che in circa quattro ore lungo uno dei tanti rami del Mekong congiungono due volte al giorno Chau Doc in Viet Nam alla capitale cambogiana Phnom Penh, alla quale abbiamo dedicato un pomeriggio per le visite essenziali. Sì, sì, non dite niente, lo sappiamo che è poco, ma in Cambogia la priorità era Angkor: vorrà dire che torneremo!
L’indomani, per mezzo di un pullmino con autista, con partenza alle sette ci siamo trasferiti a Siem Reap, dove siamo arrivati intorno alle 14.
I due trasferimenti descritti ricalcano il modello dello “slow travel” che, dove possibile, ci piace sposare: infatti, sia il tratto di navigazione che quello stradale - intervallato da qualche sosta - se da una parte hanno occupato complessivamente una decina di ore, dall’altra ci hanno offerto un quadro della quotidianità del sud-est asiatico fuori dai grandi centri e una serie di contatti umani che costituiscono un indubbio arricchimento per chi viaggia in questa parte di mondo.
A Siem Reap ci ha “preso in consegna” Kosal (come molte guide, ha il piccolo vezzo di farsi chiamare con un nome occidentale, in questo caso Antonio), un simpatico venticinquenne che parla un discreto italiano, “paraculo” al punto giusto. ...continua il viaggio »

  • Stampa questo diario di viaggio
  • Aggiungi ai Preferiti del browser questo diario di viaggio
  • Discuti con tanti amici di questo diario di viaggio
  • Vai a pagina:
  • 1
  • 2
  • ...
  • 10
  • 11

SI PARTE!

Newsletter



 


Ci Sono Stato snc di R. Ghedi e C. - PIVA 02873730986