Oltre il Sahara - Parte terza
in viaggio con Giovanni Mereghetti in Burkina Faso, Algeria, Tunisia, Niger
Introduzione
Il diario di viaggio si ricollega a "Oltre il Sahara", parte prima e seconda, già pubblicati su questo stesso sito. Questa è la terza e conclusiva parte.
Itinerario
15 Novembre
Oggi doveva essere una giornata tranquilla e invece questa imprevedibile Africa riserva sempre molte sorprese, a volte anche spiacevoli come quella di oggi. Quest’oggi dovevamo solo preoccuparci di prenotare il biglietto aereo per il ritorno, ma purtroppo mentre Vittorio ci accompagnava agli uffici della Compagnia Aerea Le Point, siamo stati bloccati da un militare in borghese che, con tono arrogante, accusava Pietro di aver filmato una zona militare. Inutile la discussione ai bordi della strada, l’apparecchiatura cinematografica doveva essere posta sotto sequestro all’attenzione della “securitè” locale. Un duro colpo per Pietro, ma anche per il nostro viaggio che, ormai vicino alla meta poteva essere fermato solo da un inconveniente stupido e banale.
Col morale andato a rotoli, ci dirigiamo agli uffici della Compagnia Aerea, dove anche qui la fortuna ci ha voltato le spalle; oggi è sabato e gli uffici della città sono chiusi. Ormai è mezzogiorno, decidiamo di pranzare dai fratelli missionari di Ouaga. Il pranzo non era dei migliori, ma a dire il vero mancava la voglia di mangiare.
Verso le 15, come d’accordo con il poliziotto, ci presentiamo agli uffici della “securitè”. Per più di due ore rimaniamo senza parole ad attendere quel maledetto “camporeau” che non arriverà mai a causa dell’arrivo in città del presidente francese Mitterrand.
Domani è domenica e come ci si poteva immaginare gli uffici della polizia sono chiusi. Lasciamo il posto di polizia e ci dirigiamo a Nanoro. Durante questo tragitto, di circa novanta chilometri, si fanno molte ipotesi sul futuro del nostro raid, ma la realtà è un’altra: fino a quando non avremo il visto d’uscita dalla capitale burkinabé, non potremo proseguire.
Arriviamo alla missione quando è già buio. Pietro non ha parole e si rinchiude nella camera senza nemmeno cenare. Io decido di mangiare qualcosa in compagnia di Vittorio, poi dopo qualche partita a dama, decido di andare a riposare.
16 Novembre
Mi sveglio alle 8.30, oggi sarà una giornata di riposo, di attesa. Sistemo i panni sporchi nello zaino e approfitto del tempo disponibile per dare una controllatine alla mia apparecchiatura fotografica; la sabbia del deserto potrebbe aver danneggiato gli organi più delicati delle fotocamere.
Sono le 10.30, non so cosa fare. Passeggio nel grande cortile della missione per circa mezz’ora, mi sto annoiando tremendamente e per fortuna incontro Paolo che tra una barzelletta e l’altra mi tiene compagnia fino all’ora di pranzo. Dopo dedico un po’ di tempo al mio diario di viaggio; fuori il caldo è davvero insopportabile e l’aria che si respira è sempre più pesante. Nel Sahara, l’aria era secca e pura; si vedevano fuochi di bivacchi brillare a due, tre chilometri, qui la cappa di umidità avvolge le cose e le persone rendendo la vita molto fiacca. Il Burkina Faso, che in dialetto antico significa “Paese degli uomini degni”, ha un grande progetto: scrollarsi di dosso i condizionamenti e l’oppressione delle nazioni potenti attraverso uno sforzo gigantesco teso all’autonomia economica.
Intanto, sulla strada dell’utopia, questo Paese deve risolvere problemi come quello del riempire le pance a migliaia di persone che si affollano in accampamenti improvvisati intorno alla capitale, attirati dal mito della città e da quello che sembra rappresentare. Ma i palazzi moderni, sorti per incanto, non distribuiscono benessere. L’anno scorso i contadini del sud hanno avuto una stagione uccisa dalla siccità e dovranno vivere degli aiuti che vengono dalle regioni del nord, graziate da piogge benefiche.
Il sole sta tramontando, un altro giorno sta finendo in una trepida attesa dell’indomani che se Dio vorrà, segnerà la fine dei nostri problemi. È ora di cena; attraverso il cortiletto che collega gli alloggi alla sala da pranzo e aspetto l’arrivo di Vittorio sfogliando una rivista francese. Rimango a tavola per molto tempo facendo razzia di ogni genere di cosa: carne, spaghetti, ananas, banane,Sono le 21.30, l’aria sembra essersi rinfrescata grazie al vento che spira dal deserto; per un po’ rimango in compagnia di Pietro, poi non resta che andare a dormire, domani la sveglia suonerà molto presto. ...continua il viaggio

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