Brasile

I Lençois Maranhenses, dove il Brasile dà spettacolo!

in viaggio con Bea in Brasile

La zona sottoposta a restauro è purtroppo molto limitata: la città necessita di considerevoli finanziamenti per permettere il recupero dei tanti edifici in totale abbandono; di molti restano i soli muri perimetrali e le finestre dei piani alti si aprono sul solo cielo azzurro, che richiama l’azzurro delle poche piastrelle ancora al loro posto, gli azulejos di origine portoghese che decoravano tutti gli edifici della città, con una vastità di fogge e fantasie. Gli azuleios sono in effetti un po’ il simbolo di questa cittadina e i semafori “piastrellati” ci strappano più di un sorriso.
Girovaghiamo per qualche ora: visitiamo il bel museo dedicato alle tradizioni folcloristiche che hanno molto spazio in questa città festaiola. Si è appena concluso il Bumba meu boi, una festa lunga due mesi, ricca di musica, teatro e rappresentazioni, eppure anche oggi sono previstI festeggiamenti e concerti a varie ore, in giro per il centro. Questa Casa da Festa è innanzitutto una bella casa coloniale interamente restaurata a raccontare la vita quotidiana di chi vi abitava. Poi raccoglie costumi, accessori teatrali e molto di più, relativi ai festeggiamenti. Intanto, nel giardino di una casa poco distante, notiamo che iniziano le prove di un concerto di musica jazz.
Continuiamo a gironzolare seguendo le indicazioni dei vari cartelli che illustrano un tracciato prestabilito ma poi ci perdiamo nelle tante viuzze ormai affollate, nei vari sali-scendi pieni di botteghe, nelle strade trafficatissime, fino a quando, stanchi e provati, torniamo verso “casa”. La città si sta lentamente colorando di vari toni di arancione e approfittiamo del tramonto per gustarci un’ottima caipirinha in una piazzetta piena di gioventù locale ben vestita e ragazzini impegnati in una sfida calcistica: un classico brasiliano in un ambiente di insospettato benessere.
Ma il sorprendente lo vediamo quando riemergiamo dalla nostra stanza per cena: la città è trasfigurata. Una vera e propria fiumana di gente, fitti capannelli in prossimità di piccoli locali, una distesa di tavolini occupati da giovani esuberanti in una ampia piazza che ore prima era completamente deserta, musica a tutto volume e qualche musicista qua e là. Dopo un ennesimo giretto, la stanchezza ha la meglio e optiamo per una semplice cena a base di pizza nel locale di fianco alla pousada e andiamo a nanna. La vita notturna di Sao Luis è famosa e sicuramente merita ma non rientra tra le nostre priorità, quando ci aspettano una levataccia e, finalmente, i Lençois.

16/8/2008
E’ ancora buio pesto, quando scendiamo nella hall ad attendere il taxi che Alessandro stesso ci ha prenotato. Purtroppo pare che sia troppo presto anche per l’autista, che non ha sicuramente seguito il nostro esempio e ieri sera deve essere rimasto in giro a divertirsi. Siamo già seriamente preoccupati quando il guardiano notturno ci informa che il tipo ha telefonato e si scusa, che non si è svegliato per tempo ma sta arrivando. Ed è perciò a tutta velocità (tanto per cambiare) che attraversiamo la città che si sta ridestando, per raggiungere la stazione degli autobus e comprare il biglietto per Santo Amaro, col timore di non trovare più posto.
Partenza puntuale e dormita generale fino a quando il sole non ha la meglio sulle tendine tirate e ci obbliga a guardarci un po’ intorno. La strada è buona e facciamo alcune soste in villaggi animatissimi di colorati mercati prima di fermarci a Sangue, nostra tappa intermedia. In realtà Sangue, che non si pronuncia come in italiano ma che a noi fa un po’ impressione lo stesso, è solo una casupola sul lato della strada, sorta in corrispondenza dell’incrocio tra la strada asfaltata e la pista sabbiosa che piega verso nord, con una veranda provvidenziale e una latrina in distanza, dove ci si ferma ad aspettare la coincidenza per Santo Amaro (o per Barreirinhas e Sao Luis, se la provenienza è contraria). La veranda è interamente occupata dal solito ingombrante gruppo di Avventure nel Mondo e già mi preparo psicologicamente alla lotta che si scatenerà per occupare i pochi posti disponibili, nel caso fossimo costretti a condividere un mezzo. Invece ho sottovalutato l’organizzazione brasiliana. Quando finalmente arriva, noto che i posti sul mezzo fuoristrada che è preposto al trasporto fino a Santo Amaro sono già riservati e contati al momento dell’acquisto dei biglietti a Sao Luis, quindi non ci sono problemi. O meglio, ci sono ma solo per due signore che hanno comprato il biglietto solo fino a Sangue ma che vogliono andare a Santo Amaro e che dopo essersi accaparrate un sedile, tra vari strepiti si vedono costrette a scendere e aspettare un non ben precisato mezzo che forse arriverà più tardi. Di fronte a questa scena, ho un brivido al pensiero che abbiamo comprato proprio gli ultimi due biglietti disponibili, e un egoistico sospiro di sollievo. Perché obiettivamente, qui, non si ha l’impressione che ci sia molto traffico!
Tra sobbalzi, slittamenti e soste per sistemare i pesi, dato che il mezzo affronta dislivelli e cumuli di sabbia a tutta velocità, pencolando pericolosamente, attraversiamo zone semi-desertiche, passiamo di fianco a qualche casa isolata e a un paio di capanne con biliardo, lasciamo 3 o 4 passeggeri in mezzo al nulla, ci scortichiamo contro rovi e sterpaglia varia e in uno dei vari guadi ci laviamo anche i piedi. Finalmente, dopo un’ampia… laguna o ansa di fiume, è difficile da stabilire, ecco qualche casa e qualche albero, che segnano la periferia della ridente cittadina di Santo Amaro.
L’autista ci lascia alla Pousada Agua Doce che Alessandro aveva tentato di contattare ieri: il primo impatto è tragico perché il posto sembra deserto. Dopo qualche minuto arriva finalmente la… direttrice, cameriera, contabile, segretaria, perché poi ci accorgeremo che fa tutto lei, e ci lascia parecchio tempo in ansia per la nostra sorte, visto che pare non ci siano camere. Già mi vedo ad elemosinare un’amaca a casa d’estranei quando finalmente ci completa il suo pensiero dicendo che non ci sono camere doppie. Accettiamo di buon grado una tripla e scarichiamo il bagaglio in una superbasic stanza già abitata da una nutrita colonia di zanzare e insetti vari: del resto, dà direttamente su un prato riarso che si affaccia sulla laguna di acqua stagnante, non possiamo di certo sorprenderci.
Lasciamo due zampironi accesi per spiegare agli abitanti che dovrebbero gentilmente organizzarsi diversamente per la notte, e raggiungiamo nuovamente la factotum per spiegarle il nostro problema logistico per l’indomani e per incaricarla di trovarci un autista, come suggerito da Alessandro. La signora casca un po’ dalle nuvole alla nostra richiesta ma parte immediatamente, agendina alla mano, a contattare gente, mentre noi ci accomodiamo nell’ampia veranda che fa da sala da pranzo, bevendo qualcosa e cominciando a studiare il menù per il pranzo. Del resto, sia l’incertezza per la nostra sorte che il sole implacabile al di là della veranda, scoraggiano qualsiasi tentativo di esplorazione della zona, e perciò attendiamo pazientemente. Ogni tanto chiedo a che punto siamo ma purtroppo la ricerca non dà esito positivo. Dal canto mio, ho in tasca il numero di un’agenzia di Barreirinhas che ci aveva già dato la sua disponibilità a venirci a prendere ma trovare un auto direttamente a Santo Amaro sarebbe più logico.
Mentre consumiamo il pasto, ecco sopraggiungere la ragione del fully booked della pousada: 4 coppie di italiani con ben tre fuoristrada, tre autisti e due guide al seguito, rientrano dalla gita alle dune per concedersi una doccia nelle stanze cortesemente lasciate a loro disposizione, prima della partenza per Sao Luis. ...continua il viaggio
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