Cosa è un viaggio?
in viaggio con Enos Rota in Brasile
Tante volte mi è stato chiesto di dire la mia davanti a delle assemblee numerose ma ero sempre imbarazzato e mi saliva un nodo in gola; quì non sono ammesse prediche perchè proprio tanti nostri comportamenti pesano come un macigno se riconosciamo le responsabilità in ordine a queste condizioni del terzo mondo che tutti abbiamo contribuito a creare e ora qui si aspettano dall'Europa e da ciascuno di noi quella solidarietà e partecipazione indispensabili a eliminare la povertà, l'indigenza e la violenza che tutti condanniamo a parole: non è forse vero che anche noi Italiani, ricchi e benpensanti, identifichiamo il Brasile con le spiagge assolate di Copacabana e Ipanema, i paesaggi rigogliosi della foresta amazzonica, il Carnevale di Rio de Janeiro, le belle donne, la samba, Ronaldo e lo stadio di Maracanà?
RIO DE JANEIRO: LUCI E OMBRE
Quinto Paese al mondo per estensione (8.5 milioni di kmq) e con circa 160 milioni di abitanti. il Brasile è al nono posto tra le potenze economiche mondiali e uno dei Paesi più ricchi del mondo di materie prime e prodotti agricoli. Accanto a questi records però il Brasile ha il triste primato mondiale del debito estero e della mala distribuzione della ricchezza: infatti il 10% della popolazione ricca detiene il 50% del reddito nazionale mentre il 50% ne ha solo il 10%. Complessivamente sono 7 milioni i bambini sfruttati nei modi più disparati, 500 mila nel mercato del turismo sessuale.
Queste cifre danno un'idea del paradosso di un Paese potenzialmente ricco ma drammaticamente costretto a far vivere un gran numero dei suoi abitanti nella tremenda povertà.
Non ho mai la presunzione visitando un Paese di esprimere giudizi di alcun genere per rispetto e perchè bisognerebbe abitarci per anni e poi non si riuscirebbe ugualmente a cogliere la completezza della realtà: così tornando dopo tanti anni sul Corcovado al Cristo Redentore che domina imponente dall'alto une delle più belle viste del mondo, con un colpo d'occhio si arriva al Pan di Zucchero a isolette lunari, e da un'altra parte addirittura una favela è inserita armoniosamente nel contesto paesaggistico; accompagnato dalla fotografa polacca Maria Stefanek residente a Roma, che sta facendo un reportage fotografico sull'America latina, alla guida di Padre Renato scendiamo nel centro della città e appena passato il tramonto mi colpiscono centinaia di persone sotto i portici dei condomini, delle banche, dei negozi, già pronti per passare la notte, un fenomeno che si ripete come un rito ogni sera, una delle contraddizioni plateali della città.
Sfioriamo la Candelaria, la Chiesa tristemente nota per quel massacro avvenuto anni fa che fece il giro del mondo, una strage di 9 bambini di strada che ora vengono ricordati dalle sagome in rosso disegnate sul cortile: ci fermiamo perchè abbiamo con noi vari ragazzi e vogliamo fare una foto che richiami significativamente quell'evento: Padre Renato li fa appoggiare sulla grande croce eretta dopo il sanguinoso fatto: non so come sarà venuto questo scatto, spero di vederlo perchè mi è parso perfettamente emblematico di quella tragedia e come oggi tutto debba cambiare: dobbiamo affrettarci perchè sta piovendo e i giovani di Tinguà salgono sul pulmino con i volti bagnati, con i sorrisi splendenti e in lontananza gli occhi tristi dalle ferite passate che solo il tempo e il sentirsi amati riusciranno a guarire come miracolosamente avviene da 20 anni alla Casa do Menor.
Poi una proposta sconcertante dal "prete di strada": l'abbordaggio dei meninos de rua. Puntiamo alla Rodoviaria, sono già le 23 e devo dire la verità mi prende molta paura non solo a me ma anche a Lara e Mirco, una coppia fantastica di Bologna, in viaggio di nozze, amici della Casa. Don Renato sa benissimo dopo 28 anni dove scovarli, scende dalla macchina, ne ho contati una trentina di questi ragazzi chiamati "exercito mirim" dialoga con loro, li ascolta, mi dice di aprire per far salire uno con noi: sono abbastanza terrorizzato perché hanno circondato l'automezzo, c'è odore di maconha, cocaina e colla... ma il bambino di circa 8 anni è subito pentito e mi accorgo che poi la strada ha un fascino e un irresistibile richiamo: ecco perchè si registrano anche dopo mesi dei ritorni a quel mondo tremendo di una libertà solo apparente ma di fatto omicida.
SUCCHI DI FRUTTA E FESTE
Mentre stavo per pensare a una delle cose più dolci che mi hanno conquistato in questo Paese, il Prof. Rubens Piovano, neo-direttore dell'Istituto Italiano di Cultura a Rio de Janeiro, persona affascinante che abbiamo incontrato nella Sede del Consolato Italiano, a cui debbo grande riconoscenza per avermi invitato a due conferenze nelle Università Federale e Statale, che ha fatto visita a Nova Iguaçu, pieno di meraviglia per tutte le attività della Casa, e ha passato una giornata intensa e stupenda con noi, ebbene, in questi giorni mi ha inviato un messaggio eloquente sui Succhi di frutta che si trovano un po' ovunque che riporto volentieri in questo resoconto di viaggio. Dice infatti: "Açai, Cupuaçu, Miricì, Umbù, Taperebà" Non è la classifica di serie B di un campionato di calcio ma sono i SUCOS! A tutte le età e a tutte le ore. L'imperatore incontrastato rimane il Mango, pastoso, stordente, sontuoso. Non si discute: Ad ogni golata, pacchi di gangli neuronali vanno in deliquio, l'occhio fissa la polpa color arancio caldo, incredulo! Segue la Gobaia insinuante e frizzosa, dal divertente color fuxia chiaro. L'intensa Papaya (Mamao) contende la terza piazza sul podio, all'acidulo e scherzoso Maracujà, sempre potente. ...continua il viaggio

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