Alla scoperta del Brasile del nord-est - Parte II
in viaggio con Ortensia in Brasile
Si riparte alla volta della riserva indigena. Qui lo stato ha creato una zona dove vivono molte comunità indio. Molti di loro hanno caratteri degli abitanti dell'Amazzonia, qualcuno ha i capelli biondi, altri sembrano africani. Insomma c'è una grande varietà di caratteri somatici. Fortunatamente non è possibile accedere alla riserva senza una guida e comunque è possibile contattare solo alcuni villaggi più esterni che hanno una vita quasi simile a quella di tutti gli altri brasiliani. All'interno della riserva ci sono coltivazioni per l'uso alimentare locale, ogni villaggio ha un capovillaggio con poteri decisionali riconosciuti dallo stato. Una specie di regione a statuto speciale. I bambini vanno a scuola e non sono denutriti. Qualcuno vende monili di semi o denti di animali ai turisti. Ne ho acquistato qualcuno perchè mi è sembrato un bel modo per ricambiare la loro disponibilità a farsi fotografare e la loro gentilezza. Abbiamo sempre lasciato gli zainetti nell'auto aperta e mai nessuno ci ha rubato nulla o ci ha importunato in nessun modo.Sinceramente mi aspettavo molta più delinquenza o insistenza nell'atto del vendere invece mi sono sempre sentita a mio agio, non ho mai avuto la minima impressione di essere in pericolo o di essere scrutata. Tutti sono stati gentilissimi, quasi imbarazzanti e disarmanti.
Anche qui si è allungata l'ombra dei proprietari terrieri: le zone che gli indio lasciano incolte per far ruotare i campi da coltivare e per diversificare le piante e creare habitat per gli animali che loro rispettano molto sono coltivate illegalmente a canna da zucchero. Chi si ribella subisce gravi conseguenze e anche dietro la denuncia della comunità lo stato non prende alcuna iniziativa. Inutile dire che queste zone si allargano ogni anno e si vedono chiaramente boschi tagliati selvaggiamente per lasciar spazio al carburante del futuro.
Parliamo con un giovanissimo capovillaggio. Ci spiega che qualche anno fa organizzava delle piccole cerimonie religiose per i turisti ma che in generale la cosa veniva presa come un gioco divertente e per questo non è più disponibile a mostrare alcunchè agli estranei. Si è sentito messo alla berlina e sminuito. Ci spiega i progetti che ha: vorrebbe incrementare l'afflusso turistico ma senza mettere a repentaglio la sua identità di indio. Ascoltiamo interessati e capiamo che ha delle idee chiare e lungimiranti. Speriamo che riesca nel suo progetto.
Intanto una delle sue figlie di non più di 2 anni fa il bagno da sola nel lago. Io la osservo terrorizzata aspettando che scompaia sott'acqua da un momento all'altro. Lui se ne accorge e mi rassicura dicendomi che i genitori non hanno il tempo di seguire sempre i figli. Questo i figli lo sanno e capiscono che non devono sfidare il pericolo e l'autorità dei genitori. Se un genitore comanda di rimanere a riva, loro rimangono a riva anche se nessuno li osserva. Penso ai miei figli e alla mia autorità: ogni ordine è eseguito esattamente all'opposto. Sfidare l'autorità genitoriale è scontato. E' anche vero che però la loro giornata è scandita da continui divieti e alla fine non si capisce più cosa sia davvero importante o pericoloso.
Qui invece la vita è semplice e gli ordini sono pochi e semplici.
Il ragazzo poi ci dice che è in lite con alcuni abitanti limitrofi al suo villaggio. Nelle ultime settimane infatti qualcuno sta usando il territorio della riserva come discarica abusiva. Ogni giorno arrivano camion carichi di rifiuti e scaricano tutto sul suolo. Lui teme che a breve arriveranno anche rifiuti tossici. Effettivamente lungo il tragitto di ritorno ci imbatteremo con questo sito abusivo che effettivamente è esteso e preoccupante: plastica, gomme, calcinacci, un po' di tutto. Secondo il capovillaggio c'è qualche indio della riserva che è stato pagato per far entrare di nascosto i camion e che li protegge durante le operazioni di scarico di rifiuti. Ce ne andiamo davvero amareggiati sperando per queste persone che la globalizzazione e tutti i problemi ad essa correlati non danneggino irrimediabilmente il loro stile di vita.
Con il buio che a queste latitudini arriva sempre troppo presto, torniamo verso il resort. E' stata una giornata faticosa ma non tanto fisicamente quanto per la complessità sociale che ci siamo trovati di fronte. Tante persone, tanti problemi, tante realtà.
Giovedì 27 marzo 2008
È l'ultimo giorno: dovremmo ripartire in prima serata ma il volo è in grande ritardo. Il resort ci offre la cena e ci lascia le stanze fino in ultimo. Addirittura verso le 20 ci vengono a cambiare gli asciugamani. Devo dire che quelli del D Beach si sono comportati da gran signori dandoci assistenza fino in ultimo con un occhio di riguardo alle famiglie con bambini. Inoltre non ci hanno mai nascosto i ritardi del volo di rientro, aggiornandoci continuamente.
Questo lo voglio sottolineare perchè mi è capitato in precedenza di fare un viaggio in Honduras con Alpitour e sebbene al villaggio sapevano che il nostro volo di rientro non era ancora partito ci hanno portato in aeroporto con circa 12 ore di anticipo. Lì ci hanno lasciato senza alcuna assistenza o informazione nonostante la presenza di molti bambini (compreso il mio), cibo e bevande a spese nostre. Quindi devo fare davvero i miei complimenti a questo tour operator che fa del servizio ai clienti la sua punta di diamante.
...continua il viaggio

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