Brasile

Alla scoperta del Brasile del nord-est - Parte II

in viaggio con Ortensia in Brasile

Oggi c'è l'escursione di un'intera giornata dedicata alla riserva indio del Paraiba. Questa è una regione che si trova a sud rispetto a Rio Grande e la sua città principale è J. Pessoa. E' un'escursione molto interessante ma intensa e la consiglio molto a coloro che amano fotografare specialmente le persone e a quelli che hanno interesse a capire un po' la storia e la situazione sociale del Paese. Non è adatta ai bambini nè a coloro che cercano nuove spiagge.
Appena partiamo, stavolta con un fuoristrada, colpisce molto il fatto che la strada che percorriamo è la stessa che arriva senza interruzioni fino a Florianopolis, spina dorsale del lato costiero del Brasile, eppure si tratta di una semplice strada a due corsie percorsa da numerosi carretti trainati da asinelli e buoi, camioncini di ogni sorta e innumerevoli persone a piedi e in bicicletta. L'andatura quindi è lenta ma non permette distrazioni.
Notiamo subito numerosi militari dell'esercito che lavorano sotto il sole con badile, pale e altri attrezzi e la nostra guida peraltro molto arguta ci spiega che nel primo mandato Lula aveva promesso la costruzione di una superstrada lungo tutta la fascia costiera. Durante il suo governo non è stato iniziato alcun lavoro e per le elezioni successive era stata promessa di nuovo la medesima infrastruttura. Purtroppo il governo di Lula ha suscitato numerose delusioni e polemiche e siccome in Brasile non è possibile appaltare alcun lavoro pubblico durante gli ultimi mesi di legislatura del governo, la costruzione di questa sospirata strada è stata dichiarata una emergenza pubblica. Per questo il governo ha avuto la possibilità di iniziare i lavori immediatamente utilizzando l'esercito. L'esercito e tutti gli apparati che dipendono dallo stato sono ben pagati e quindi la popolazione non si è affatto risentita per questo utilizzo un po' indebito del corpo militare.
Dopo circa un'oretta arriviamo ad un villaggio chiamato ''Che Guevara'' che altro non è che un piccolo agglomerato di capanne dove vivono i sine tierra. I sine tierra sono ex contadini e coltivatori a cui negli anni è stata tolta la terra che coltivavano perlopiù in maniera indebita o con sotterfugi o ricatti. Rimanendo per questo senza un lavoro e senza fonte di sostentamento si ritrovano in piccoli agglomerati sostenuti con pochi fondi dal governo.
Sono persone molto gentili e cortesi, ci hanno mostrato le loro capanne, le piccole camere dove oltre al fuoco della cucina troneggia sempre lo stereo. Le capanne sono pulite ed ordinate e mai ho visto spazzatura in giro. Ci sono dei piccoli orti attorno alle capanne , qualche magro cane e una miriade di bambini. Le donne prendono l'acqua chissà dove trasportandola in bilico sulla testa con enormi recipienti e con quella cucinano, lavano i panni e loro stessi. Non sono persone che si affannano nel lavoro ma non ho mai visto scene di indolenza. Ognuno è intento a far qualcosa, con calma e sempre pronto ad un sorriso, a scambiare due parole, a farsi fotografare volentieri. Qui ho scattato molte belle foto e i bambini si sono divertiti molto a rivedersi sul display della digitale. Mi è davvero dispiaciuto di non aver portato con me degli abiti e dei giocattoli dei miei bambini da lasciare al capo villaggio, senz'altro sarebbero stati graditi. Ci spiegano che i bambini vanno a scuola ma con grandi sacrifici per via delle distanze, che la sanità è a pagamento per loro e lo scotto viene pagato maggiormente dalle donne che devono partorire e dai bambini piccoli. Quello che mi colpisce, come mi accade sempre nei paesi poveri, è la mancanza di pianto dei bambini, non si vedono scene di capricci, di violenza, grida. Penso ai miei figli, alla loro fortuna nell'avere una casa, del cibo, la salute. Eppure ridono poco, sono già stressati, poco solidali, poco generosi con i coetanei.
Ma questo è un discorso lungo e con molte sfaccettature e comunque le cose stanno così. La guida ci spiega che questa gente quando non viene ascoltata dal governo, che promette loro continuamente ed invano nuove terre da coltivare, come forma di protesta invade le strade e le occupa anche per giorni. Il traffico così va in tilt e iniziano le trattative per ottenere ciò che è stato promesso loro. Naturalmente mai nessuna promessa viene mantenuta. Penso subito ai nostri produttori di latte e all'occupazione delle strade e autostrade degli anni scorsi. E' proprio vero che ogni mondo è paese!
Dopo questa bella pausa proseguiamo verso una fazienda antica ma ancora funzionante. Lungo la strada vediamo sia sul lato destro che sinistro immensi campi di canna da zucchero. La canna da zucchero ci accompagnerà per tutto il viaggio per km e km.
Quasi tutto quello che vediamo è proprietà di una unica società. Questa era una zona di foresta atlantica, antichissima e rara perchè composta da numerosi tipi di piante con un ecosistema molto vario. Questa foresta è stata quasi cancellata già dai primi coloni che arrivarono su questa terra: Portoghesi ma anche Olandesi ed altri. Negli ultimi anni lo scempio è continuato, anzi aggravato. Rimangono piccole isole di grandi alberi perchè i coltivatori di canna da zucchero hanno scoperto che gli animali che danneggiano le coltivazioni ed i parassiti preferiscono vivere nel bosco piuttosto che in mezzo al campo coltivato. In questo modo riescono a limitare l'uso di veleni e anticrittogamici.
Il problema del latifondo in Brasile si è aggravato negli ultimi anni. Il governo di sinistra di Lula, figlio di povera gente e diventato politico per le sue grandi doti di uomo carismatico, aveva come cavallo di battaglia l'abbattimento del latifondo. Purtroppo gli interessi dei proprietari terrieri sono immensi e il loro potere non è stato minimamente scalfito. Infatti in molti vi diranno che il governo Lula ha fatto meno confische di Cardoso, ex presidente del Brasile e sostenitore dei latifondisti. C'è un altro motivo per cui si sta allargando il latifondo e soprattutto la monocoltura della canna da zucchero. Riguarda infatti l'utilizzo dei biocarburanti. In Brasile l'uso dei biocarburanti è una realtà già da anni e da questa pianta si riesce ad estrarre molto etanolo. Ormai questa pianta cresce ovunque, si coltiva facilmente e la manodopera viene pagata pochissimo. Molti stati stanno chiedendo al Brasile di incrementare la produzione di biocarburanti e si sta pensando di raddoppiare la coltivazione della canna. Questo vuol dire che interi ecosistemi saranno distrutti, ci sarà solo monocoltura e i prezzi degli alimenti base aumenteranno. Sinceramente la mia fiducia nell'utilizzo di biocarburanti per il prossimo futuro ha avuto un grande momento di ripensamento. Credo che l'uso dell'energia abbia comunque un grosso conto da presentare.
La raccolta della canna da zucchero è inoltre massacrante: molti non sanno che le sue foglie sono taglienti come coltelli per questo i raccoglitori devono vestirsi con stivali di gomma, pantaloni e maglie lunghi e resistenti, cappello, foulard, guanti lunghi e pesanti. Tutto ciò è infernale sotto il sole caraibico o tropicale. Inoltre c'è il rischio di tagliarsi con la falce o il macete. Questi contadini lavorano sotto il sole tutto il giorno, dall'alba al tramonto per pochi soldi. Eppure hanno lo spettro del licenziamento perchè sembra che il Brasile voglia fare dei grossi investimenti per acquistare nuove macchine agricole per la raccolta di questa pianta.
Li incontriamo lungo la strada, si vede che sono stanchi, si sciacquano con un tubo di gomma eppure ci salutano, ci sorridono, sono sorpresi dal mio fotografarli perchè non capiscono probabilmente che interesse e importanza possono mai avere per un turista.
La fazienda funziona pochissimo ma dalla struttura si capisce che doveva avere un ruolo centrale nella comunità. Probabilmente qui girava tutta la vita del circondario. Ci mostrano la lavorazione della canna da zucchero che ormai ha suscitato in noi una grande antipatia. Con la melassa e il lavoro degli schiavi, prima indio e poi africani i coloni portoghesi crearono immense fortune. ...continua il viaggio
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