In Bolivia e Cile, tra lagune e salares
in viaggio con Bruno Visca in Bolivia, Cile
Alle 8.30 del 22 agosto, senza nessun rammarico, si lascia Colchane per dirigersi verso il Parco di Isluga con i suoi vulcani, i villaggi abbandonati e le larghe vallate circondate da montagne che superano i 5000 metri. Anche se non spettacolari come quelli dell’altopiano boliviano, i paesaggi sono affascinanti. Lasciato il parco si incontra un salar con delle piccole pozze di acqua calda: il Salar di Piocheres. In queste piscine naturali dove l’acqua raggiunge i 60° è possibile fare il bagno. La temperatura esterna è fredda e non invita a spogliarsi, così entriamo nell’acqua solo con i piedi. Sul lato opposto del salar vi è la Laguna Cerro Vinto, gremita di fenicotteri. Dopo le molte lagune incontrate nei giorni scorsi non ne rimaniamo entusiasti, quindi la visita risulta molto veloce. Alle 19 arriviamo alla nostra meta: la cittadina di Putre.Oggi, 23 agosto, è il nostro ultimo giorno di permanenza in Cile, domani si ritorna a La Paz. Visitiamo un altro parco cileno, quello di Lauca, al confine con la Bolivia. Il parco ha un'estensione di 137.883 ettari ed è posto ad un'altezza che varia dai 3200 ai 6342 metri sul livello del mare; nel suo interno si incontrano numerose vigogne. Nella notte è caduta neve fresca che ha imbiancato tutto il paesaggio rendendolo ancora più affascinante. La visita del parco prosegue con la Laguna Cotacotani, a 4400 metri di quota. Questa laguna si è formata in seguito ad una eruzione, accompagnata da una forte fuoriuscita di lava, del vulcano Parinacota. É composta da un grande lago in cui sono presenti numerose isolette laviche.
La strada che percorriamo passa circa 200 metri più in alto della laguna; per poterla osservare da vicino scendiamo sino alle sue sponde. Incomincia a nevicare e fa abbastanza freddo. Nel lato opposto della laguna si scorge l’imponente sagoma del vulcano Parinacota, visibile solo a momenti perché immerso tra le nuvole. Se la discesa sulla riva della laguna è stata agevole, non altrettanto si può dire della salita per ritornare dove ci attende il nostro pulmino: siamo ad oltre 4000 metri di quota, si sale lentamente con il respiro affannoso. Proseguiamo sino al confine con la Bolivia, sulle sponde del lago Chungarà. Il tempo rimane piovoso e a tratti nevica. Sulla strada del ritorno verso Putre visitiamo il piccolo villaggio Parinacota, omonimo del grande vulcano che si trova nelle sue vicinanze.
Il nostro viaggio volge al termine, siamo ritornati in Bolivia, a La Paz, dove rimaniamo ancora due giorni prima di intraprendere il percorso di ritorno verso l’Italia. Il primo giorno lo dedichiamo alla visita della città, non possiamo recarci nei dintorni perché c’è uno sciopero di tutti i mezzi di trasporto, taxi compresi.
Concludiamo la nostra permanenza in Bolivia con un’emozionante discesa in mountain bike. Con un pulmino, che trasporta anche le biciclette, raggiungiamo La Cumbre, un passo a quasi 4700 metri che attraversa la Cordillera. Da qui, con un percorso di 70 km di cui solo i primi 20 asfaltati, si raggiunge il villaggio di Coroico a circa 1200 metri, scendendo quindi di circa 3500 metri. La strada che collega La Paz a Coroico è ufficialmente nominata “La strada più pericolosa del mondo” per il gran numero di incidenti fatali che vi si verificano. Nonostante tutto questo, la discesa in bicicletta da La Cumbre a Coroico è uno dei percorsi più popolari in Bolivia, perché consente di unire il piacere di una lunga discesa con quello dell'arrivo in una splendida località. Il panorama “verticale” che si osserva dalla strada che scende a Coroico è una vera delizia per chi la percorre in bicicletta, qui si ha la possibilità di starsene seduti senza pedalare lasciando che la gravità faccia il resto! Lungo il tragitto si può ammirare un paesaggio incredibilmente vario mentre si compie una spettacolare discesa in uno scenario totalmente diverso da quello osservato dall’altro lato della Cordillera; gli affascinanti ma brulli altopiani sono sostituiti da pareti quasi verticali dove cresce una lussureggiante vegetazione.
Durante il viaggio di ritorno in Italia, una sosta di quasi un giorno a New York ci permette di visitare, seppur in modo sommario, l’isola di Manhattan e “ground zero”, il luogo dove sorgevano le due torri gemelle abbattute l’11 settembre del 2001.

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