Australia

L'Australia, il viaggio della vita!

in viaggio con Daniele e Mirko in Australia

Verso le 13 decidiamo di tornare in ostello e rinviare il giro completo della città ai prossimi due giorni, anche perché ora le palpebre cominciano a pesare. Puntiamo la sveglia del cellulare per le 18 in modo da poter poi organizzare la prima serata in continente oceanico con calma. In realtà il cellulare non suona e ci svegliamo solo alle 22! Abbiamo dormito più di 8 ore senza neppure accorgercene. Usciti in fretta e furia e messo al volo un trancio di pizza sotto i denti, ci lanciamo dentro uno dei tanti disco-pubs che popolano le vie di King’s Cross. Il locale (Empire Hotel) è carino, in tipico stile British, con musica pop e la gente che man mano che passono i minuti diventa sempre più ubriaca. Ma si sa che la cultura dell’alcol è propria di questi posti. Cerchiamo di adattarci ma non è serata, siamo troppo cotti.
Alle 2 siamo a letto convinti di dormire come ghiri. Errore! Alle 5 abbiamo già gli occhi spalancati. Ambientarci al nuovo fuso non sarà così semplice.

19/8 SYDNEY
Il tempo è un po’ bizzarro e ci fa cambiare più volte il programma giornaliero. Quando però il sole sconfigge definitivamente le nuvole optiamo per il tour della Baia e per un giro nella zona di Darling Harbour e nel quartiere universitario di Glebe.
Scesi con la metropolitana alla fermata di Martin Place, ci incamminiamo verso la Sydney Tower per salire fino alla discreta quota di 305 metri e ammirare così l’intero scenario della metropoli. Arrivati all’ingresso ci accorgiamo però che il biglietto costa 22 dollari, decisamente troppo per una toccata e fuga sulla cima della torre. Ci allontaniamo perciò dalla mastodontica costruzione e ci dirigiamo verso Darling Harbour. Quello che sulle guide veniva descritto come un interessante quartiere che metteva a confronto le nuove strutture con quelle di inizio secolo si rivela un po’ deludente, poiché tale confronto non appare poi così evidente.
Rimaniamo piacevolmente colpiti dal constatare che banche e gioiellerie sono aperte come se fossero macellerie; nessun metal detector, nessuna guardia, insomma l’esatto contrario rispetto all’Italia. Anzi a pensarci bene e facendo mente locale ci accorgiamo che in due giorni non abbiamo visto o sentito alcuna sirena della polizia in funzione.
Proseguendo verso Chinatown e costeggiando il Chinese Garden, si arriva sino ad Haymarket. Qui c’è un grande centro commerciale, ma ciò che consigliamo vivamente è il mercatino locale che si trova sotto un portico accanto al centro. Il mercatino si chiama Paddy’s ed il più economico in assoluto per poter effettuare acquisti di ogni tipo: vestiti, scarpe, maglioni, cappelli, souvenirs, boomerangs. L’unico inconveniente è che è aperto solo dal giovedì alla domenica. Io faccio razzia di souvenirs, Daniele invece, dopo due ore di totale indecisione, fa l’acquisto della vacanza: un cappello di pelle australiano (stile Crocodille Dundee) per il quale deriderò fino a Milano.
Abbandonato il mercatino prendiamo un trenino che di economico ha ben poco e andiamo a far visita al quartiere di Glebe. Questa zona, consigliata su internet da un traveler come eccezionale per il divertimento giovanile, si rivela tutt’altro che interessante. Cittadina molto tranquilla (fin troppo), zero locali, zero negozietti per far compere, insomma tempo perso.
Alle 15 ci spostiamo verso Circular Quay per poter effettuare la crociera della baia. Il costo della crociera è uno sproposito, ma non possiamo lasciare Sydney senza aver ammirato la sua favolosa baia. Adottiamo quindi uno stratagemma: utilizziamo il Daytripper precedentemente acquistato, ossia il biglietto per poter prendere tutti i mezzi di trasporto per 24ore (15 AUD), e ci imbarchiamo sul Manly Ferry Boat. La barca ci permette di fare avanti e indietro da un molo distante una quarantina di minuti da Circular Quay. In tal modo riusciamo a vedere il panorama di Sydney dalla baia senza farci spennare.
Tornati in ostello ci diamo una lavata e siamo pronti per la seconda serata in territorio australiano.
Dopo aver girato per quasi un’ora imbocchiamo Oxford Street e decidiamo di fermarci a mangiare in un ristorantino spagnolo. La cena non è niente male, ciò che ci lascia perplessi è vedere che tutta la zona di Oxford Street è piena di omosessuali. Alziamo quindi i tacchi e torniamo in zona ostello dove lì locali e fauna femminile non mancano. ...continua il viaggio
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