Argentina

Viento de Patagonia - 5. El Chaltèn, capitale del trekking

in viaggio con Leandro Ricci e Enzo Bevilacqua in Argentina


Domenica 25 gennaio 2009
Dopo un magnifico sonno nel silenzio assoluto delle nostre cabañas, ci svegliamo verso le sette e, da uno sguardo all’esterno, capiamo subito che il “tre su tre” sarà molto improbabile: il cielo è grigio e percorso da una nuvolaglia che promette niente di buono.
Ci mettiamo comunque in marcia in direzione della Laguna Los Tres, belvedere sul gruppo del Fitz Roy, e poi vedremo come evolve la giornata. Raggiunta l’estremità nord dell’abitato, spinti alle spalle da un “discreto” vento, imbocchiamo il sentiero segnalato da un dettagliato cartello in legno: saliamo fra cespugli dove facciamo man bassa di lamponi e raggiungiamo un bel pianoro ai piedi del “panettone” roccioso del Cerro Dorado. In breve si arriva a un’insellatura che offre una magnifica veduta sulla sottostante piana del Rio de las Vueltas; il vento si è intanto fatto feroce, tanto da rendere impossibili le riprese foto e video se non appoggiandosi a una roccia. Sul versante opposto si sviluppa il crinale del Cordòn de los Còndores, mentre al livello del fiume corre la sterrata che porta al Lago del Desierto: consultando la mappa, vediamo che anche quel settore del Parco offre l’opportunità di belle escursioni e ancora una volta rimpiangiamo di non poterci trattenere più a lungo in questi straordinari luoghi.
Si prende ora quota nel folto di un bosco rigoglioso popolato da uccelli fra i quali spiccano le teste rosse di simpatici picchi, dopodiché il paesaggio si fa più aperto in direzione del Fitz Roy, che però possiamo solo immaginare dietro le fitte nubi che ne celano le cime.
A questo punto decidiamo di limitare la gita alla Laguna Capri, distante da El Chaltèn due ore di cammino, sta a dire metà dell’escursione alla Laguna Los Tres. Del resto, diverse guide consigliano di diluire l’itinerario in due giornate, con pernottamento al Campamento Poincenot per godere dello spettacolo dell’alba sulle cime.
Eccoci quindi alla Laguna Capri, uno splendido specchio d’acqua circondato da boschi di conifere che riflette (rifletterebbe…) le vette circostanti. Approfittiamo per uno spuntino, l’occhio sempre vigile su eventuali schiarite, ma evidentemente il vento è troppo occupato a sferzare la laguna per salire a spazzare le nuvole in quota.
Sostiamo invano per circa un’ora, facciamo una digressione fino a una penisoletta, finché decidiamo di tornare sui nostri passi. Prendiamo una deviazione di un quarto d’ora verso un mirador, dal quale la situazione migliora leggermente anche se le cime non si scoprono mai del tutto.
A parziale compenso, sulla via del ritorno una schiarita ci regala una veduta meravigliosa verso il Lago Viedma, le cui acque presentano una colorazione turchese da fare invidia a una spiaggia esotica.
Torniamo in paese, al quale ormai ci stiamo affezionando, per un’ultima passeggiata serale, visitando la cappelletta Toni Egger (il compagno di Cesare Maestri che perì nel primo tentativo al Cerro Torre), dedicata ai caduti in montagna. Non ci sfugge, sul muro di una casa, la curiosità di un’immagine di Nostra Signora della Guardia, a noi liguri ben nota in quanto le è dedicato un santuario mariano fra i più frequentati della provincia di Genova, situato agli 804 metri del Monte Figogna: evidentemente gli emigranti genovesi sono arrivati anche qui!
Frattanto, ironia della sorte, nel cielo ormai sgombro da nuvole si staglia perfettamente visibile la “pala” del Fitz Roy fiammeggante nella luce del tramonto: chissà che spettacolo si ammira dal Campamento Poincenot!
Per la cena, stasera “tocca” a La Senyera del Torre in Calle Lago del Desierto, dove la prima sera avevamo chiesto indicazioni sul nostro Hospedaje, che peraltro non dista che un centinaio di metri: locale tutto in legno, ambiente ospitale, solito menù di carni che non tradisce. Conto totale 60 euro. ...continua il viaggio
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