Argentina

Hola Patagonia! - Parte seconda

in viaggio con Anna M. in Argentina

Mi sveglio molto presto non perché non ho sonno o per via del caldo, ma perché quella della stanza di sopra ha deciso di telefonare stando alla finestra in modo tale che tutto l’isolato possa deliziare della sua conversazione. Accidenti ai telefonini! Non so che le sia preso, fatto sta che mi tocca di ascoltare tutte le molteplici telefonate alla ricerca di una stanza d’albergo per una signorina sola (mi colpisce questo suo modo di definirsi.. signorina e poi sola, chissà che cosa vuol far intendere) che abbia il televisore e che sia disponibile subito. Ieri sera l’abbiamo sentita litigare con qualcuno, magari è il fidanzato che l’ha scaricata e ci credo, sono le 5 del mattino e questa già rompe! La fortuna ogni tanto ci assiste e la tizia finalmente trova la camera, dopo un po’ sentiamo la porta sbattere e sappiamo che si può riprendere a dormire!
Non abbiamo più molto da dormire perché comunque alle 8 dobbiamo essere in aeroporto. Lasciamo l’auto e questa volta ci tocca di pagare un extra per i chilometri che abbiamo percorso in eccesso rispetto a quelli concordati ma nulla di più rispetto a quello che avevo preventivato. Tanto per curiosità ho controllato il libretto della macchina per scoprire che era stata immatricolata meno di 12 mesi prima. Mamma mia, a guardarla da fuori non si sarebbe certo detto. Tra bolli, ammaccature e righettine varie la carrozzeria sembra molto più vecchia. Oltre tutto la portiera del lato del guidatore ha un spiffero che sembra di andare in moto. Beh, ho un po’ esagerato ma lo spiffero c’è. Forse è stata forzata o chissà.
L’aeroporto di Trelew è piccino, e visto con la luce del sole è anche più accogliente. Un negozietto di souvenir, un bar e poco più, facciamo subito il check-in e paghiamo la tassa aeroportuale nell’apposito ufficio (6,05$).
Il volo fino a Buenos Aires è tranquillo. Da qui, per raggiungere Ezeiza decidiamo di prendere un auto remisis (Remises Universo – 64$). Avremmo potuto anche prendere un bus, ce ne sono che collegano i due aeroporti, ma la differenza di costo non è molto e l’auto è più comoda.
E così inizia la trafila del check-in, delle tasse aeroportuali (55,44$), controllo passaporti, imbarco, code e attese e adios Argentina, forse un giorno torneremo!
Una nota curiosa del volo aereo è che il personale all’andata era tutto maschile mentre ora, al rientro, sono tutte donne. Brutto da dirsi ma il popolo maschile se l’è cavata meglio. Più professionale. Insomma… a qualcuna di queste care hostess qualcuno dovrebbe spiegare che è poco professionale scorazzare per i corridoi dell’aereo, in fase di discesa canticchiando ‘”che bello si scende che bello si va giù” o servire i pasti alle persone dicendo alla collega di fronte “non vedo l’ora di andare a casa per farmi una doccia perché sono tutta sudata”. E che cavoli… un po’ di professionalità, siete pur sempre delle signore!

Domenica 19 febbraio 2006
E’ così è finito il nostro viaggio. Atterriamo a Torino imbiancata dalla neve. Eravamo partiti con la neve e torniamo con la neve, dopo il caldo degli ultimi giorni ci sembra quasi un sollievo mettere guanti e sciarpa. L’evento olimpico è al clou, la città è vestita a festa e per noi, che abbiamo lasciato una Torino sonnolenta con la lenta macchina dei giochi che si stava avviando, è quasi una sorpresa ritrovarla con il suo vestito migliore, allegra, brulicante di gente, di vita e di colori e la Patagonia con i sui colori con la sua gente ci sembra nostalgicamente così lontana.

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