Argentina, tierra querida!
in viaggio con Robinia in Argentina, Bolivia, Brasile
Dopo un pranzo con tempi d'attesa biblici, per ricevere poi le solite empanadas e milanesas di pollo, sosta nella località denominata El infernillo a 3000 metri di altitudine, con lama paciosi messi lì dalla proloco per fotografarli. Passeremo la notte a Tafi del valle, la località di villeggiatura dei cittadini di San Miguel de Tucumán, che così sfuggono al caldo estivo. Ora però è inverno e non c'è nessuno e la piscina è vuota. Fuori stagione anche i ristoranti, di solito così affollati che sottolineano quanto sia importante la pazienza quando aspetti da mangiare, sono semivuoti e solo il mago Harry ci fa divertire con qualche gioco di prestigio.Tucumán è l'ultima tappa prima del rientro a Buenos Aires; nel tragitto da Tafi ci fermiamo a contemplare due statue gigantesche: El Indio e il Cristo gigante. C'è nebbia e dall'alto non si vede l'atteso panorama. Tucuman è una grande città, di pomeriggio affollata di studentesse in divisa scolastica che prevede sempre una minigonna, anche per le ciccione. Visitiamo la Casa dell'Indipendenza, dove ci viene illustrato il cammino storico che ha portato alla nascita dello Stato argentino. Dalla conquista spagnola del 1536 al vicereame del Rio de la Plata, creato nel 1776 dalla Spagna e che comprendeva anche Paraguay, Uruguay e Bolivia, alle prime aspirazioni all'indipendenza che maturarono in età napoleonica. L'indipendenza fu proclamata ufficialmente in questo edificio in occasione del Congresso di Tucumán, il 9 luglio 1816. Nel resto del pomeriggio la sottoscritta decide di varcare la soglia di una peluqueria dopo ben 17 anni, sfoggiando un taglio sbarazzino. La sera non è dato trovare un locale adeguato alle esigenze degli anziani viaggiatori che non possono fare altro che consumare un ultimo tè in un bar all'aperto.
BUENOS AIRES
Giunti a Buenos Aires c'è tanto da vedere in poche ore, così ci attiviamo immediatamente. Taxi, a La Boca! Il sole sta andando via e riusciamo per un pelo a fotografare con qualche raggio di sole le case in legno e ferro ondulato, dipinte dagli immigrati di inizio secolo con i colori vivacissimi avanzati dalle pitture delle imbarcazioni. Siamo infatti sul lungofiume, in un quartiere portuale. Le vie da vedere sono quelle più vicine al fiume, turistiche e anche troppo fotogeniche ma allo stesso tempo davvero sorprendenti, piene di ballerini e cantanti di tango, disegni e dipinti del quartiere esposti uno dopo l'altro, bar e ristoranti deliziosi. Ballerine nerovestite prendono i nostri uomini e li baciano sulla bocca lasciando sulle labbra tracce rosso fuoco. Al ristorante, tra una empanada e l'altra, il gestore, anche lui oriundo italiano, mi racconta delle comunità di molfettesi che risiedono in questo quartiere popolare. A pochi isolati c'è la Bombonera, lo stadio del Boca Juniors, la squadra diventata famosa grazie a Maradona.
Dopo aver fatto un salto a San Telmo, quartiere di antiquari e negozi di classe, all'ora di punta ci facciamo portare da un taxi ai campionati mondiali di tango, dove riusciamo a vedere gli ultimi bravissimi concorrenti in gara. Vincerà, saprò poi, una coppia la cui lei era incinta. L'ultima cena argentina non posso dire di no all'ultimo bife de chorizo, bisteccona succulenta da mezzo chilo, fida compagna del mio viaggio; musicista di tango e attore borgesiano ci allietano una decina di minuti. Infine mi portano all'anelata serata di tango, che non è altro che un triste stanzone simile al salotto di mia nonna ma più capiente, dove gente eterogenea e orribilmente vestita balla un tango dopo l'altro, ogni tanto intervallato da un merengue o un rock'n'roll. A nanna tardi in questa città "che non dorme mai", dopo l'ultima cervezita.
Il giorno dopo, all'aeroporto, al momento del controllo dei bagagli a mano, ci fanno buttare tutti i liquidi: acqua, vino, soluzione per lenti a contatto, shampo eccetera. Chi si rifiuta di mollare la sua preziosa bottiglia di vino acquistata apposta nella bodega di Cafayate, deve berlo in presenza degli incaricati. Giunta in Italia scoprirò il motivo: è stato sventato un attentato aereo in Gran Bretagna, nel quale gli esplosivi erano contenuti in bottiglie di liquidi. Questo buffo controllo rientrava dunque nelle misure di sicurezza prese a livello internazionale.
Il viaggio di 13 ore è interminabile come all'andata, grazie anche all'equipaggio della Aerolineas Argentinas che è composto nella quasi totalità da gente che ha sbagliato lavoro. La maggior parte di loro anche sforzandosi non riusciva a fare un sorriso, e chi ci riusciva sembrava che la faccia gli si stesse sfasciando dalla fatica. Avere un bicchiere d'acqua era un'utopia, per cui dovevi approfittare dell'unico pranzo servito per accaparrarti qualche lattina. I film erano gli stessi all'andata e al ritorno, scelti probabilmente da un'apposita commissione che pensava di dover organizzare il cineforum di una scuola media. Ma d'altra parte, si sa, dall'Argentina...
la distanza è atlantica e la memoria cattiva e vicina (Ivano Fossati: Italiani d'Argentina)

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