Argentina, Bolivia, Brasile

Argentina, tierra querida!

in viaggio con Robinia in Argentina, Bolivia, Brasile

ll Cerro de los sietes colores, davanti al quale siamo alloggiati, ha acquisito queste splendide sfumature poiché le montagne contengono notevoli quantità di ferro, zolfo, rame e altri minerali. Ma invece di andarlo a toccare compiendo la passeggiata dei colori preferiamo andare ad acquistare tappeti colorati nelle botteghe di ottimo artigianato.
Procediamo dunque attraverso la puna andina verso la Salina Grandes abbagliante e abbronzante come campi da sci. Il ristorante tutto di sale (tavoli, sedie, pareti) è chiuso perché secondo l'autista "quelli non hanno voglia di lavorare". Gli scultori di statue di sale fanno una pausa per partecipare a una mitica partita di pallone Italia-Argentina a quasi 4000 metri di altura, che vede la vittoria degli indigeni sicuramente perché gli italiani non sono avvezzi a questa altitudine. Offriamo torta alla nutella e vino ad altri turisti e lavoratori della zona e ci rimettiamo sulla strada: tre ore di sterrato polveroso per giungere a San Antonio de Los Cobres (del rame). Il paese è desolato e polveroso, i pochi abitanti quechua sembra che non se la passino tanto bene, l'unico riferimento politico alla distantissima capitale te lo ricordano i graffiti elettorali sui muri. L'hotel è veramente un'isola di tepore e bellezza, riscaldato dal camino, arredamento di ottimo gusto e uno chef simpatico e creativo. Il mal d'altura continua nonostante l'infuso di foglie di coca, che dovrebbe aiutare.
Il giorno dopo compiamo a ritroso l'itinerario del Treno delle nubi, che quando funziona collega Salta a San Antonio attraverso la Quebrada del Toro. In particolare sostiamo sotto un viadotto prodigioso, oggi usato solo per i treni merci, che secondo la Lonely Planet non aveva nessuna giustificazione economica visto quanto è costato. Sulla via ci fermiamo a visitare il sito preincaico di Tastil e l'annesso museo.
Rimessici in moto, il paesaggio comincia a mutare radicalmente: verde, mucche al pascolo, grandi fattorie. Ci stiamo avvicinando a Salta la linda (la bella) dove ci attendono due giornate, alloggiati in un grande appartamento. Finalmente una grande città, dove la sera fino a tardi c'è gente, negozi aperti, bancarelle, locali, pop corn, noccioline, cd taroccati, zucchero filato.
C'è tanto da vedere il giorno dopo. Nella piazza principale si erge la cattedrale dove, terminata la messa, c'è una cerimonia in onore della vergine di Urkupiña, la Madonna dell'Assunzione nella cultura boliviana: su un drappo sono appesi banconote, bamboline e altri oggetti coloratissimi. Poi la chiesa di San Francisco rossa e dorata, realizzata da un architetto italiano praticamente ubriaco, il museo delle belle arti, il Cabildo. Questo edificio, risalente al periodo coloniale ma restaurato a fine '800 per combattere l'eccessiva europeizzazione architettonica della città, ospita il museo storico, dedicato alla storia della regione e di Salta stessa, caratterizzata da splendidi portoni, balconi, case antiche. Un giro della città conferma la presenza di numerosissime testimonianze storiche risalenti all'epoca coloniale.
Al mercato artigianale troviamo la solita paccottiglia di presepi, scialli, terracotte, bamboline. Ne approfittiamo allora per pranzare al sole con humitas e tamales, pacchettini avvolti in foglie di granturco e ripieni di pappette a base di farina di granturco (choclo), formaggio, prosciutto, carne. Insieme alle empanadas sono il nostro pranzo più comune, perché le vendono dovunque e sono sfiziose.
Dalle 2 alle 5 imitiamo le abitudini locali andando a fare la siesta, la città è calda e deserta. Usciamo giusto in tempo per raggiungere la teleferica che porta sul cerro San Bernardo e trovarla bloccata, con i poveri sfortunati che penzolano rinchiusi in quelle gabbiette sospese. Panorama strepitoso su tutta la città che da lassù sembra la Springfield dei Simpson.
Cena al grandioso mercato coperto, che alle 9 è tutto un casino di ragazzi che mangiano la pizza, casalinghe che comprano salsicce, uomini soli che guardano la partita in una delle decine di tv sintonizzate sul campionato di calcio. Buster Keaton ci serve picante de mondongo, pollo e pizza seduti ai tavolini nel cuore del reparto macelleria che sfoggia maiali interi appesi.
Al mattino lasciamo con rammarico questa città vitale e davvero linda alla volta di Cachi. La strada attraversa il parco Los Cardones pieno di questi giganteschi cactus da cui si ricava un legno molto usato. Percorriamo la ruta Tin Tin, un rettilineo di origine incaica, e dopo vari sterrati giungiamo in questo piccolo centro affollato di turisti. La chiesa contiene suppellettili, cornici, confessionali e altro, tutti realizzati in legno di cactus, come molti negozi vendono ogetti artigianali dello stesso materiale. Un cane nero ci accompagna al cimitero che, in cima alla collinetta all'ora del tramonto e circondato da montagne, assume un fascino particolare. In ostello si rompe la caldaia, fa un freddo cane e concludiamo la serata con caffè corretti in un bar affollato di turisti americani e italiani (anche perché è l'unico bar).
Prossima tappa Cafayate, città di vino e cantine, con una bella piazza e piuttosto turistica. Per arrivarci molti sterrati attraverso le valli Calciques, abitate all'epoca da fieri oppositori degli spagnoli conquistatori, e sosta a Molinos con pranzo al sacco di fronte all'Iglesia di San Pedro de Nolasco. Prima di prendere le stanze, ci fermiamo in una bodega a degustare vino. A cena pianobar con applauso a ogni gruppo di commensali provenienti da Rosario, Buenos Aires, Cordoba, ITALIA (campioni del mondo). Però oggi, dopo diversi giorni di cd in bus, chiediamo con vigore: Piffero, pietà! Il "Gelato Miranda" è citato da tutte le guide del mondo per il suo gelato al vino e infatti ne approfitta per venderlo a prezzi europei; in gelateria incappiamo in un ennesimo gruppo di oriundi italiani che per fortuna se la passano bene qui poiché hanno attività ben avviate e ci riferiscono dei loro parenti di Milano, Firenze, Calabria.
Pomeriggio alla meravigliosa Quebrada di Cafayate con soste su favolose montagne rosse di arenaria tutte da scalare, rocce a forma di castelli, frati, rospi, gole del diavolo e anfiteatri. Per la cena alcuni volenterosi compagni di avventure si incaricano di cucinare pasta alla carbonara a cui segue dopocena con cocktail in paese, fedelmente accompagnati da gruppi di cani.
Il giorno dopo visitiamo le ruinas di Quilmes, un insediamento precedente all'arrivo degli Incas, di cui rimangono mortai, muri perimetrali, punti di osservazione panoramici da cui guardare i cactus a perdita d'occhio. A seguire il museo della Madre Terra (Pachamama), un altro culto tipico della cultura andina, a cui sono dedicate feste e cerimonie di offerta. Qui osserviamo le ricostruzioni di come si viveva anticamente nelle quebradas e passeggiamo tra enormi statue che fanno rivivere le icone di antiche culture indigene. ...continua il viaggio
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