Argentina, Bolivia, Brasile

Argentina, tierra querida!

in viaggio con Robinia in Argentina, Bolivia, Brasile


IL NORD EST
A Iguazù (regione de El litoral, provincia di Misiones) ci attende tutt'altro clima e ambiente naturale: caldo e umido, vegetazione lussureggiante, amache e farfalle. Alloggiamo a Puerto Iguazù per tre notti in un simpatico hotel con cortile e bagni "maestosi", secondo i commenti della Lonely Planet (probabilmente non facevano riferimento alle nostre camere).
Il paesello è infestato di negozi di souvenir, tra i quali spicca la tazza di mate a forma di zoccolo di mucca con tanto di peli. Le cene sono precedute e seguite da aperitivi e cocktail seduti sulle sdraio del semibuio bar simpsoniano "Moe's", dotato di tavoli biliardo, che mi dà l'illusione di avere un'abitudine e dunque un luogo dove consistere. Al ristorante scopriamo che quella che loro chiamano mozzarella è in realtà galbanino e che la pizza a la piedra è molto più buona di quella di alcune pizzerie romane.
Ci aspetta la visita alle cascate più imponenti del Sudamerica, le Cataratas di Iguazù (che in lingua guaranì vuol dire "grandi acque"), dove precipitano almeno 5000 metri cubi d'acqua al secondo per oltre 70 metri d'altezza e 2 Km di larghezza, nello scenario indimenticabile della foresta subtropicale. Le cascate nacquero quasi 200 mila anni fa dalla confluenza tra i fiumi Iguazú e Paraná e il luogo è ora conosciuto come "Unione Tre Frontiere" (Argentina, Brasile e Paraguay).
Ci prepariamo con costumi da bagno e buste di plastica ad essere completamente travolti dall'acqua che ti bagna completamente quando attraversi le passerelle, ad essere assordati dalla favolosa Garganta del Diablo, ad essere praticamente sommersi durante la gita in barca. E invece non veniamo sfiorati nemmeno da una goccia d'acqua perché non piove da tre mesi e lo spettacolo è praticamente dimezzato e anzi il giro in barca si riduce di un pezzo perché anche il fiume è di gran lunga sotto il livello standard. Era dal '78 che non capitava un evento del genere. Nonostante ciò la visita è stata piacevole, bastava non confrontare le nostre foto con le cartoline in vendita.
Abbiamo partecipato a un giro in jeep nell'inutile speranza di vedere qualche animale tropicale, anche messo lì apposta, rimediando solo una minuscola scimmia cappuccino. Farfalle belle sì ma non grandi quanto una mano come ci avevano detto, qualche coatimundi che è una specie di procione simbolo stesso del Parco Naturale. E purtroppo nemmeno il becco di un tucano. Sul trenino del parco chiacchiero amabilmente con la mia vicina originaria di Mola di Bari, che insieme alla sua amica di origine calabrese è venuta in vacanza da Buenos Aires, dove sono emigrate da bambine.
Ci troviamo nel cuore della cultura di lingua guaranì, regione di grandi consumatori di mate, la bevanda energizzante e amarissima che gli argentini si portano dietro dovunque in grossi thermos. Qui oltre alla yerba mate si produce tè e legno. Ci indicano le palme da cui si ricava il prelibato palmito, che è l'interno del tronco tenuto a macerare per cinque anni (quindi non solo niente di che come sapore ma anche costoso).
Le cascate ce le andiamo a guardare meglio anche dal lato brasiliano: attraversiamo il confine di stato, ci puliamo i piedi uno per uno su un tappetino disinfettante e ci puliamo le ruote del pulmino su un tappetone disinfettante. Prima di raggiungere il Parco visitiamo la gigantesca diga idroelettrica di Itaipu, la più grande del mondo, situata al confine tra Brasile e Paraguay, che fornisce un quarto dell'energia di tutto il Brasile e la quasi totalità di quella del Paraguay. Con il ferro e l'acciaio usati nella centrale si sarebbero potute costruire 380 Tour Eiffel. Inoltre visitiamo un negozio superkitsch con annessa cioccolateria e attraversiamo la cittadina di Foz de Iguaçu, dotata di moderni grattacieli e di un numero spaventoso di farmacie.
Il Parque Nacional do Iguaçu del versante brasiliano è privato e non pubblico come dal lato argentino e dunque meglio organizzato con attività di arborismo, canoa, rafting, elicottero, corde sospese. Da questa parte la delusione si fa più cocente.
Il viaggio prosegue ancora nella provincia di Misiones con visita della Miniera Wanda, dove si estraggono topazi, ametiste, cristalli di rocca, acquemarine e quarzi, con foto ai minatori che spaccano la roccia alla ricerca di pietre preziose che vengono poi trasformate in gioielli ma anche, per esempio, in orrendi soprammobili a forma di farfalle striate.
Visitiamo le Rovine della Missione di San Ignacio Miní, dichiarate Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO nel 1984. Questa colonia fu una delle comunità di indios convertiti gestite dai gesuiti, create nel XVII secolo negli attuali territori dell'Argentina, del Paraguay e del Brasile. All’interno di queste reducciones venivano rispettati lo stile di vita, le tradizioni e la lingua autoctone; gli indios abitavano in case tutte uguali, dividevano equamente le risorse della terra ed erano accomunati dai riti cristiani. I gesuiti presto divennero la potenza più influente e le reducciones godettero di autonomia politica e amministrativa, grazie alla libertà che veniva loro garantita dalle autorità civili ed ecclesiastiche. ...continua il viaggio
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