Il passato del viaggiatore cambia a seconda dell'itinerario compiuto, non diciamo il passato prossimo cui ogni giorno che passa aggiunge un giorno, ma il passato più remoto. Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva di avere: l'estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t'aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti.
(Italo Calvino, Le città invisibili)
Visitare il Sudamerica significa guardare l'Europa col cannocchiale e riconoscere che è un continente ridicolmente piccolo ma storicamente determinante. Osservarla da un punto di vista australe, ritrovando un passato che non si sapeva di avere. La mia prima volta in Sudamerica è Argentina, ma è soltanto una coincidenza di tipo amministrativo. Perché la mia prima volta in Sudamerica è il Vicereame del Rio de la Plata, sono i contadini quechua e gli indios guaranì, le statue religiose della cultura creola e i palazzi coloniali bianchi, i tucani e le infradito, i sacchi colorati delle donne e i cactus altissimi, gli altopiani desolati e i canyon dai tanti colori, il mais e i lama, il campionato mondiale di tango e l'obelisco di Avenida Corrientes.
Visitare l'Argentina è molto conveniente per gli europei oggi che un euro vale circa 4 pesos. Nel 1992 il presidente Menem aveva introdotto la parità tra il peso e il dollaro rendendo immediatamente ricchi tutti i cittadini e così a partire dalla fine degli anni '90 il sistema economico del paese è crollato catastroficamente. Oggi gli argentini non hanno stipendi molto elevati e, nonostante la situazione sia migliorata rispetto al recente passato, le difficoltà economiche ci sono e sono tangibili ad esempio guardando i negozi delle grandi città, che offrono la possibilità di acquistare a rate anche oggetti non molto costosi come scarpe o capi di abbigliamento.
Visitare l'Argentina del nord permette di alloggiare in ottime strutture alberghiere, di mangiare sempre benissimo e di trovare servizi di buona qualità. Ultimamente il Paese ha vissuto un vero e proprio boom turistico, dovuto alla convenienza economica, alla rivalutazione del turismo di natura - che qui offre infinite possibilità - e al fatto che l'America latina è una meta relativamente sicura. Inoltre per noi esiste un legame particolare, visto che una gran parte della popolazione argentina discende dagli italiani che sono emigrati qui dalla fine dell'Ottocento in poi.
BUENOS AIRES
Alloggiamo in Avenida de Mayo, che ricorda i viali parigini Haussmaniani ed è piena di edifici in stile art deco e liberty. La sera fa freddo, ma è logico: siamo in inverno. Cena in un ristorante con parrilla, suprema griglia su cui campeggiano gigantesche bistecche e imponenti salsicce. Ottimo vino Sirah e primo impatto con il parterre di camerieri che mi hanno conquistato in tutto il paese, con le loro facce da commedia all'italiana. Immancabile il cameriere Tiberio Murgia: capelli neri imbrillantinati, baffi neri impomatati, espressione seria e sguardo imperturbabile. Dopo cena nessuno vuole accompagnarmi in una milonga (una serata danzante, per così dire) e mi consolano promettendomi di portarmi a fine vacanza, quando torneremo nella capitale per un giorno ancora.
La mattina è libera prima del volo pomeridiano per Iguazù, sede delle cataratas, luogo mitico e simbolico per i due protagonisti omosessuali e innamorati del film di Wong Kar-Way Happy together.
Piove ed è tutto grigio in Avenida de Mayo, i cani previdentemente indossano caldi maglioncini, scorgo la sede delle mamme di Plaza de Mayo, il cui simbolo è un fazzoletto legato sotto il mento. Mi riferiscono che da un po' di mesi, e dopo quasi trent'anni, è cessato lo storico appuntamento di protesta del giovedì pomeriggio, dopo i notevoli passi avanti della giustizia nel processo di condanna dei colpevoli delle atrocità della dittatura.
Siamo a un soffio dalla movimentata Avenida Corrientes, una via così larga che ci sono quattro semafori di seguito da attraversare a piedi: qui Carlotto inizia il suo tour dell'orrore nei meandri della storia della Guerra sucia e dei desaparecidos nel libro Le irregolari.
Il nostro tour metereologicamente mesto procede invece verso Plaza de Mayo dominata dalla Casa Rosada, il palazzo governativo da dove si sono affacciati, tra gli altri, Evita Peron e Maradona. Di fronte invece vi è il Cabildo, unico edificio in stile coloniale della città, semplice e lineare con le sue forme arrotondate e la bianchezza abbacinante della calce. Proseguiamo la passeggiata per vie commerciali come Calle Florida, poco battute in questa cupa mattinata, se non fosse per i venditori di pellame che a quanto pare sono informati sulla mania degli italiani per borsette, cinture e giacconi in pelle.
Superata Plaza San Martin, dedicata all'onnipresente generale che guidò la lotta per l'indipendenza del Paese dalle potenze straniere, giungiamo a costeggiare il Porto Madero con un'infilata di magazzini in mattoni rossi molti dei quali trasformati in ristoranti fighetti. Pranzo notevole con ottimo prosciutto crudo e insalata di merluzzo. Per inciso, i camerieri in Argentina sono iper formali anche nelle bettole, le birre sono sempre gelate e i caffè e i tè sempre ustionanti. ...continua il viaggio »